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Mare Italia » Basilicata
INFORMAZIONI
Superficie9.992 kmq
Popolazione606.379 ab.
Densità61 ab./kmq
Comuni131
CapoluogoPotenza

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Basilicata


Regione dell'Italia peninsulare, affacciata a Sud est al golfo di Taranto (Mar Ionio) e a Sud ovest al golfo di Policastro (Mar Tirreno) e delimitata dalla Campania a ovest, dalla Puglia a Nord e a Nord Est dalla Calabria. Era costituita in origine dalla sola provincia di Potenza; in seguito alla scissione di quest'ultima (1927) in due unità amministrative, comprende le province di Potenza, oggi capoluogo, e di Matera, suddivise in 131 comuni. Il nome, di origine greca, è indicato in un documento della metà del sec. XII e rimase quasi costantemente in vigore, a eccezione di due brevi parentesi nel 1799 e nel 1820 e del periodo tra il 1932 e il 1947, allorché fu sostituito dalla denominazione di Lucania. Se si esclude la stretta pianura costiera affacciata al golfo di Taranto,con le sue spiagge bellissime e il mare cristallino, la regione è interamente montuosa con rilievi superiori anche ai 2000 m. I fiumi più importanti, ovvero il Sinni, l'Agri, il Basento e il Bradano, nascono dall'Appennino e sfociano nello Jonio, caratterizzando gran parte dell'aspetto orografico e climatico della regione. Monti dove un'intricata vegetazione conferisce al paesaggio un aspetto di fiaba, caratteristica della zona del Vulture, si alternano ad altri meno boscosi e dove l'azione erosiva del vento e dell'acqua ha caratterizzato le sembianti delle Dolomiti lucane; è singolare, tra Pietrapertosa e Castelmezzano, lo scenario che si presenta alla vista del turista: pinnacoli ergentisi al cielo quasi come mostri preistorici e alla loro base vecchie dimore scavate nella roccia a difesa delle incursioni barbariche.  La Basilicata non è però solo costituita da montagne. Anzi, è lambita da due mari. A ovest, fra Campania e Calabria, è bagnata dal Tirreno, sulle cui coste ripide e scogliose si affaccia, con la semplicità e l'incontaminata purezza della regione cui appartiene, quella perla del turismo balneare che è Maratea. A sud è bagnata dallo Jonio, dove si adagia una fascia costiera di circa quaranta chilometri con spiagge dalla sabbia finissima costellate di attrezzature alberghiere ed extralberghiere in continuo sviluppo: Lido di Metaponto, di Scanzano, di Policoro, di Nova Siri. Alle loro spalle, nella Piana di Metaponto, si trovano gli imponenti resti di quanto la civiltà greca creò nella sua espansione colonizzatrice in terra italica fra l'VIII e il V secolo a.C. Il clima presenta caratteri di marcata continentalità nelle parti più elevate e interne della regione, nelle aree costiere prevalgono condizioni climatiche piacevolmente mediterranee.
 
Folclore
Il termine lucano deriva dal greco lýkos (lupo), perché il lupo era l'animale totemico di quelle popolazioni (come l'uccello picus per i Piceni): e ancora a Oppido Lucano impongono ai bambini, come secondo nome, Lupo. A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab, o dono del mattino, consistente nella donazione di una parte dei propri beni fatta dal marito alla sposa dopo la prima notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in vita fino a tempi abbastanza recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella carta dotale, tutto l'abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze, riassunti nella formula “la sposa come si trova”. Nella regione, come per esempio a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il matrimonio con gli alberi, legato alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere fecondativo. Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata ponendo un ceppo davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo in casa, altrimenti lo fa ruzzolare in mezzo alla strada. Tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano, Pietragalla, San Giorgio, Senise, Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche o donne della famiglia rinnovano un rituale che nei suoi tratti essenziali è così descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli: “Si strapparono i veli e i nastri, si scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con le unghie e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza, battendo il capo nei muri e cantando, su una sola nota altissima, il racconto della morte”. Per il ciclo dell'anno, S. Antonio (17 gennaio) segna l'inizio del Carnevale, che si prolunga fino alle Ceneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia stanno a rappresentare, collocati a distanza sui tetti, il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri, l'altro la mattina di Pasqua. A Irsina sette pupe vestite di nero appese al balcone segnano le domeniche di Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione. Notevolissimi i riti della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei Misteri aperta da tre centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo; caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati dalle donne del paese. Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina; lì come anche a Melfi per S. Antonio da Padova (13 giugno) aveva luogo lo “scaricavascio” o “pizzicantò”, sorta di girotondo eseguito da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti. Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in Calabria col nome di torre vivente. Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2 novembre le donne, accovacciate sulle tombe, ripetono il pianto funebre. Pellegrinaggi famosi hanno luogo al santuario della Vergine sul monte Pollino, a Santa Maria delle Fonti (Tricarico), a Latronico. Molto vive sono le credenze sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro pratiche.
 
Gastronomia
Assai semplice e sobria, presenta molti punti in comune con quella delle regioni limitrofe, così che, a seconda delle località, si può parlare di cucina campano-napoletana, pugliese o calabrese piuttosto che di cucina lucana propriamente detta. Come in tutte le regioni del Mezzogiorno, vi si fa larghissimo uso di verdure, spesso servite – bollite e condite con olio – come primo piatto. Rinomata è la produzione di olive, spesso utilizzate come semplice companatico. La Basilicata ha in comune con la Puglia l'uso dei lampasciuli (o vampasciuni o muscari) con i quali si prepara anche una specie di marmellata; con la Calabria quello delle melanzane. Vi è un largo consumo anche di fave, cicerchie, lenticchie. Tra i primi piatti prevalgono le paste asciutte, di ogni tipo e forma (recchietelle, cioè orecchiette, fusilli, strascinati, maccheroni a ferretti, ecc.), condite per lo più con saporiti ragù. Tra i piatti di carne prevalgono quelli a base di agnello e di interiora, per lo più ovine, come i tipici gnumiriddi (o gnumirielli, o gnumireddi, ecc.), involtini di frattaglie e budelline di agnello cotti al forno, allo spiedo o sulla graticola; ottime e rinomatissime le varie qualità di salsicce (la luganega o lucanica, come dice il nome, è di antica origine lucana). Comune è l'uso del grano cotto, come piatto quasi rituale; lo si addolcisce spesso con vino cotto, zucchero, cioccolata, ecc. Gli altri dolciumi sono in genere gli stessi delle regioni limitrofe (taralli, mostaccioli, ecc.). Tra i vini, il più noto e di gran lunga il più apprezzato è l'aglianico del Vulture.
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