 Regione più meridionale della penisola italiana Confina con la Basilicata a nord, affacciandosi al Mar Ionio a est e a sud e al Mar Tirreno a ovest ed è separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. Divisa in cinque province Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio di Calabria e Vibo Valentia; la sua struttura morfologica è molto complessa. Al confine con la Basilicata si erge il massiccio del Pollino, che culmina a 2267 m nella Serra Dolcedorme, spingendo a sud ovest le sue propaggini fino all'insellatura del Passo dello Scalone (740 m). Qui si chiude l'Appennino Lucano e ha inizio l'Appennino Calabro con un allineamento di rilievi, la Catena Costiera (detta anche Paolana), che si allunga compatto tra la stretta cimosa costiera tirrenica e il profondo Vallo del Crati fino al basso corso del Savuto. Questo vallone, che separa nettamente la Catena Costiera dall'altopiano della Sila, è una profonda fossa longitudinale al sistema appenninico, che il fiume Crati percorre a valle di Cosenza in direzione meridiana prima di attraversare l'ampia e terrazzata piana di Sibari, che si apre tra il Pollino e la Sila. Quest'ultima è una vasta regione di alteterre dall'aspetto alpino, rivestite di fitti boschi di latifoglie e aghifoglie che si estendono fino alla valle del Corace; l'altopiano, che si eleva a un'altitudine media compresa tra i 1200 e i 1400 m, raggiungendo nel monte Botte Donato i 1928 m, presenta pendii scoscesi ai margini e una superficie dolcemente ondulata, attraversata da dorsali e groppe arrotondate. A Sud della Sila la Calabria si restringe, in corrispondenza dei golfi di Sant'Eufemia e di Squillace, in un basso istmo (insellatura di Marcellinara, 251 m); al di là di esso hanno inizio le Serre, che si spingono con un duplice allineamento montuoso fino a congiungersi direttamente con l'Aspromonte. Sul versante tirrenico, tra i golfi di Sant'Eufemia e di Gioia , si innalza isolato, appena a Nord della Piana di Gioia Tauro, il gruppo granitico del monte Poro (710 m); a Sud di questa vasta conca, caratterizzata da ampi ripiani digradanti al Tirreno, si erge infine l'acrocoro dell'Aspromonte, che tocca i 1955 m nel Montalto (o monte Cocuzza), spingendo a raggiera in ogni direzione i suoi boscosi contrafforti terrazzati.
Folclore il patrimonio folcloristico della Calabria, che trae le sue origini dall'intreccio delle manifestazioni magico-religiose delle antiche culture dei Bruzi e della Magna Grecia, si distingue per alcune manifestazioni tipiche. Ricchissimo è il numero delle feste religiose, fra cui eccellono quelle dedicate all'Assunta o più in generale collegate al culto della Madonna e celebrate, specie in maggio, agosto e settembre, in molti santuari; quelle dedicate al Crocifisso e quelle patronali che onorano in particolare San Francesco di Paola, San Rocco, Sant'Eufemia, i Santi Cosma e Damiano . Il repertorio dei festeggiamenti comprende, fra l'altro, l'immancabile concerto della banda musicale e gli spettacoli di fuochi artificiali, spesso grandiosi e di altissimo costo, ma è qualificato talvolta da manifestazioni singolari, come: le danze di coloratissimi “giganti” di cartapesta; la “danza dei ceri” di Plataci, eseguita portando sul capo ceste (cinte) sormontate da una corona di candele; la processione degli spini a Palmi, nella quale uomini a torso nudo, piedi scalzi e mani giunte incedono sotto una cappa di spini (una corona per le donne); il “ballo dell'asino” a Roghudi. Molto sentite sono pure le grandi feste annuali: la Pasqua, con processioni cui a volte partecipano i vattienti coronati di spine, i quali alla maniera dei flagellanti medievali si torturano con spilli e punte di vetro infissi in un pezzo di sughero, e il Natale. Anche il Carnevale vive la sua rituale kermesse, con la simbolica rappresentazione in costume dei mesi e del Capodanno a San Sosti. Nel ciclo della vita umana spiccano taluni residui di usanze legate al fidanzamento e al matrimonio (una scapellata o strappo del fazzoletto dal capo della ragazza prescelta in sposa fungeva da simbolico atto compromissorio, così come compromissorio e risolutivo è il rapimento fisico della futura sposa). Profondamente sentita è la manifestazione del lutto: prima attraverso le lamentazioni delle prefiche, il cui pianto funebre (rèpitu) spesso attinge ad alto livello poetico, e con l'annuale lamento ripetuto dagli stessi familiari sulla tomba del morto il giorno di commemorazione dei defunti. L'artigianato presenta tuttora aspetti di vivo interesse folcloristico ed è ampiamente documentato nel Museo di etnologia e folclore calabrese di Palmi. Famosi i tappeti di San Giovanni in Fiore e di Longobucco, i tessuti di lana e di seta (come le pezzare del Cosentino e il vancale, o scialle, di Tiriolo) e le ceramiche (anfore, orcioli, piatti, ecc., specie nella zona di Seminara). Conocchie intagliate secondo forme di antica ascendenza mediterranea, posate e altri utensili di legno sono i prodotti di un'ormai pressoché scomparsa arte dei pastori. Di eccezionale interesse, sebbene molto in disuso, sono i costumi tradizionali, soprattutto quelli femminili, di cui una preziosa raccolta è al Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari di Roma. Essi sono tuttora indossati anche nei giorni di lavoro dalle pacchiane (la contadina o la donna di modeste condizioni), soprattutto nell'area silana, nella fascia che va da Sant'Eufemia Lamezia a Nicastro e Tiriolo, nelle aree di Luzzi e di Bagnara. Tuttora identici ai modelli importati dai Paesi d'origine sono i costumi in uso nei centri fondati o ripopolati fra il Quattrocento e il Cinquecento da colonie di profughi albanesi (Spezzano Albanese, San Martino di Finita, Lungro, ecc.), dove sopravvivono anche canti, danze e altri usi originari, e i costumi, soprattutto femminili, dell'isola etnico-linguistica valdese di Guardia Piemontese, dove sussistono, portati dagli antichi profughi piemontesi, il dialetto gallo-italico e varie manifestazioni di poesia popolare.
Gastronomia La Calabria, sobria e austera, offre alla gastronomia nazionale pochi prodotti, ma tutti di antica qualità: dagli insaccati di maiale (in particolare il capocollo, le salsicce di fegato e le soppressate lagrumuse) alle verdure (peperoni, melanzane, cipolle, olive), alla frutta (agrumi, meloni, fichi), ai pesci (celebri il pesce spada e le trote dei laghetti silani), ai formaggi (butirro rinusu, tuma, impanata, caciocavallo), ai funghi. La cucina calabrese si basa anch'essa su metodi semplici; le cotture sono essenzialmente alla griglia, allo spiedo, al forno. Piatti tipici sono la minestra di fave detta fave a macco, le paste alimentari fatte in casa con l'ausilio di un ferro detto firriettu, il riso in tortiera, le lasagne ripiene o sagne chine, la parmigiana di melanzane, la pitta o pizza ripiena, il morseddu; le carni impiegate sono essenzialmente l'agnello, il capretto e il maiale. Particolarmente numerosi e vari i dolci, confezionati specialmente in occasione delle feste, che conservano le più antiche tradizioni calabre, arabe e greche: le scalille o scaledde, le zeppole di S. Giuseppe, la cuddura di Capodanno, il ciccio e la pignolata per Pasqua e inoltre cicirata, turtiddi, vecchiarelle, mostacciuoli, taralli, ecc. Non molti i vini, ma generosi: tra i bianchi il greco, il melissa e il melitino, tra i rossi il cerasuolo, il savuto, il pollino e il cirò.
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