| Regione dell'Italia peninsulare bagnata a ovest e a Sud dal Mar Tirreno e delimitata dal Lazio a nord ovest, dal Molise a Nord, dalla Puglia a nord est, e dalla Basilicata a est è divisa nelle province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno; capoluogo regionale è Napoli. Strutturalmente la Campania può essere divisa in due zone All'interno si elevano i rilievi dell'Appennino Campano e dell'Appennino Lucano, separati dalla sella di Conza e dall'alta valle del Sele; lungo la costa si dispongono alcuni gruppi montuosi e collinari isolati, d'origine vulcanica o sedimentaria, separati da poco estese ma fertili pianure alluvionali; a queste due fasce parallele se ne può aggiungere una terza, discontinua e assai meno estesa, costituita da isole costiere di natura vulcanica (Ischia, Procida, Vivara e Nisida) o calcarea (Capri), che rappresentano il naturale prolungamento dei rilievi preappenninici, rispettivamente vulcanici (Campi Flegrei) e calcarei (monti Lattari). La costa, il cui andamento rispecchia chiaramente la successione e la disponibilità delle pianure e dei rilievi costieri, si presenta articolata in tre grandi aggetti peninsulari (Campi Flegrei, Lattari e Cilento), i quali insieme con le isole antistanti delimitano i due golfi di Napoli e di Salerno. Lungo la fascia costiera e sui bassi rilievi preappenninici il clima è straordinariamente dolce, con inverni miti e moderatamente piovosi ed estati relativamente fresche e asciutte .
Folclore Napoli rappresenta il vero centro del folclore regionale e porta all'estremo, in una dimensione quasi sempre corale, le varie componenti che lo caratterizzano. Passionalità, malinconia, linguaggio colorito e quasi teatrale, mimica, canto soprattutto, danza e superstizione si intrecciano variamente in tutti gli aspetti del folclore partenopeo. Tipiche espressioni di questo mondo, al quale hanno attinto ampiamente letteratura, teatro e cinema, sono certe figure popolari della città: per esempio, il famoso pazzariello (banditore di negozi alimentari) o i numerosi venditori girovaghi, con i loro musicali richiami e i loro inviti all'acquisto. Permangono poi alcune figure dell'artigianato tradizionale (lavoratori di coralli, di maioliche, di tessuti rustici e prodotti in paglia). Dominante, in ogni espressione della vita popolare, è l'aspetto religioso: una costante rintracciabile in tutta la regione. La religiosità vivace del partenopeo si sfoga in vivacissime feste in gran parte dedicate al culto di numerosi patroni o di santi venerati in ampie zone (celeberrima la devozione per San Gennaro, che raggiunge punte di esaltazione in occasione dell'annuale liquefazione del suo sangue nel duomo napoletano stipatissimo di fedeli). Numerosi sono nella regione i santuari, meta di pellegrinaggi e feste religiose spesso concluse da danze (celebre è la tarantella). Sussistono pure residui di sacre rappresentazioni (a Sorrento, al Vomero Vecchio, a Procida, ad Amalfi, a Sant'Agata dei Goti) o processioni tipiche che le richiamano e durante le quali sfilano le confraternite (alcune di antichissima origine). Tra le forme di manifestazione religiosa a carattere spettacolare vanno ricordate la processione dei Gigli a Nola (sono portate in processione il giorno di San Paolino, in giugno, colonne di legno lavorato alte fino a 30 m) e la cosiddetta 'ndrezzata, specie di ballo in cui vengono mimati gli antichi scontri con i Saraceni. Immancabile in queste manifestazioni è il corredo di “botti”, fuochi d'artificio e falò (una vera e propria festa dei falò si svolge a Baiano in onore di Santo Stefano). Altri aspetti interessanti del folclore religioso partenopeo sono dati dalla sopravvivenza delle preghiere tradizionali in dialetto, che assumono a volte valore di opera poetica (come a Teano e a Benevento), e, durante la ricorrenza del Natale, dalla consuetudine del presepe, le cui figurine furono raccolte in passato in gruppi scultorei di elevato livello artistico. Il folclore napoletano, e campano in genere, è da tempo oggetto di studi (si tratta forse del folclore più studiato in Italia); in vari centri campani si pubblicano riviste dedicate all'argomento, nelle quali si raccolgono documenti di letteratura popolare. Esigenze di promozione turistica si affiancano all'opera di conservazione delle tradizioni, a recupero o a sostegno di grosse manifestazioni, come quelle canore (celeberrima era la fiera di Piedigrotta, tenuta annualmente il 1º settembre dal 1835 fin quasi ai giorni nostri e comprendente un concorso di canzoni in vernacolo). Costumi e danze sono più spesso ripresi in varie occasioni religiose.
Gastronomia La cucina della Campana si identifica con quella napoletana, che ha praticamente soppiantato ovunque le antiche ricette locali. Nel suo insieme la cucina campana è semplice, ricca di odori: in primo luogo si consumano le verdure e la frutta, ma anche le carni, il formaggio, il pesce e i frutti di mare. Napoli e la Campania vantano anche una pregiata produzione di paste alimentari: anche se gli spaghetti non sono originari di Napoli, col nome di napoletani si sono diffusi in tutto il mondo, così come la pizza. Non mancano i piatti dalla preparazione complessa o dalla cottura prolungata, come il ragù, il fritto misto, il celebre sartù, la zuppa di soffritto, i caniscioni di verdura, il pignato maretato. Caratterizzano la cucina campana, oltre alle squisite verdure, soprattutto i formaggi e i dolci. I formaggi più usati, a pasta filata, entrano nella composizione di molti piatti: mozzarella, burielli, scamorze, provolone, provole e caciocavallo. Tra i dolci sono da ricordare la pastiera, i babà, le sfogliatelle, i taralli, le zeppole, i rococò. Notevole è la produzione vinicola: tra i vini bianchi più conosciuti si possono ricordare il capri, l'ischia, il lacrima Christi, l'asprino, il ravello, il greco di tufo; tra quelli rossi o rosati molto apprezzati sono il falerno, il gragnano, il ravello, il taurasi, l'aglianico
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