| Centro in provincia di Cosenza, a 97 km dal capoluogo, a 270 m sul livello del mare sul versante settentrionale della Sila Greca. Sede arcivescovile. Anticamente conosciuta come Roscius, poi Roscianum, fu centro di un abitato romano e ospitò poi un comando militare e civile dipendente da Costantinopoli. Occupata da Totila nel 548, ritornò ai Bizantini, diventando poi una delle città più importanti del Meridione. Ricevette dei privilegi dagli Svevi e dagli Angioini; fu governata poi da vari feudatari, tra cui gli Sforza (seconda metà del sec. XV). Decadde sotto il dominio spagnolo e fu devastata da un terremoto il 24 aprile 1836. Rossano partecipò all'insurrezione calabrese del 1848 e alla rivoluzione del 1860. La città conserva importanti ricordi del periodo bizantino, come le chiese della Panagia (con resti di affreschi) e di S. Maria del Piliere. La chiesa di S. Marco, che nella sua parte più antica risale al sec. XI, ha punta quadrata e cinque cupolette su tamburo cilindrico. Il duomo, di età gotica, si presenta oggi in forme barocche. Il Museo Diocesano conserva il Codex purpureus o rossanensis, evangeliario miniato del sec. VI, ritenuto di scuola siro-palestinese. Nei pressi di Rossano sorge la chiesa normanna di S. Maria del Patir, con le absidi decorate da tarsie policrome. |